16-11-2017 17:58 |

Dietro lo scatto - In memoria

Memorial_Day_2012_gli_onori_del_soldato.jpg

Ogni anno, il primo lunedì di maggio, al cimitero americano in provincia di Firenze si svolge il Memorial Day, una cerimonia molto intima (grazie - o a causa - della scarsa partecipazione di pubblico) in cui viene commemorato il sacrificio di migliaia di soldati americani caduti sul suolo toscano alla fine della seconda guerra mondiale, quando le truppe alleate anglo-americane sbarcarono in Italia per liberla dalla follia nazi-fascista.
Sono stato educato al culto dei più alti valori della Patria di cui i militari sono la massima espressione quindi cerco di non mancare mai a questo appuntamento.
Lo faccio con convinta partecipazione e nel massimo rispetto della sacralità del momento, restando defilato pur seguendo tutte le varie fasi della cerimonia.
Giovanissimi militari, che probabilmente degli orrori della guerra hanno letto solo sui libri, sono schierati immobili e impettiti nelle loro impeccabili uniformi.
Anziani veterani provenienti da varie parti del mondo si abbracciano e si commuovono per avere avuto ancora un’ altra occasione d' incontro.
Le corone sono state deposte, i discorsi sono stati proclamati, gli inni sono stati suonati, e il clima si fa più disteso e meno formale.
Un giovane soldato si allontana lentamente dal gruppo per immergersi nell’ immenso e curato prato punteggiato di croci.
Non è alla ricerca di qualcuno in particolare, ma con la mano sfiora come fosse una carezza tutte le croci, linde e allineante come soldati implotonati.
L’espressione assorta e lo sguardo rivolto verso il futuro, in un momento in cui passato e presente si fondono nella consapevolezza che - da allora - nulla è cambiato.

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15-11-2017 15:10 | |

Dietro lo scatto - La gabbia dei sogni

Ingabbiati_in_un_sogno.jpg

Ogni tanto mi piace ritornare alle origini, in quella terra del sud ancora oggi emblema dell'irrisolta questione meridionale di cavouriana memoria.
E' qui che vive la mia famiglia.
E' qui che rivivono i ricordi degli anni più belli della mia vita di adolescente.
Momenti di spensieratezza passati a rincorrere un pallone su un campo contornato da rifiuti edili (forse anche amianto, chissà) che chiamavamo la tufara.
Da quel dì sono passati quasi quarantanni, ma poco è cambiato da allora.
La tufara non esiste più, al suo posto un campetto meglio attrezzato e circondato da una rete, al mio posto mio nipote Francesco.
E' cambiata però l'idea che c'è dietro a quel pallone.
Per la mia generazione era un gioco, l'unico passatempo che avevamo per trascorrere le lunghe giornate primaverili.
Per mio nipote quel pallone è una speranza, o forse un' illusione.
Ogni giorno migliaia di adolescenti disertano la scuola per rincorrere il sogno di un futuro da VIP, tra lo sfarzo di una vacanza in una località esotica, il possesso di una fuoriserie e la vicinanza di una velina.
Peccato che nella maggior parte dei casi questi sogni s' infrangono al calar del sole, quando il ritorno alla quotidianità li mette difronte a una vita di sacrifici e difficoltà che non sempre si possono prendere a calci come si fa con un pallone.

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14-11-2017 16:55 | |

Dietro lo scatto - Intanto il tempo scorre

Il_tempo_che_scorre_bn_portfolio.jpg

Fotografo per vivere e rivivere il quotidiano, e quando cammino per strada cerco di individuare quei piccoli e fugaci frangenti in cui chiunque mostra le proprie fragilità.
E’ la vigilia di Natale, la città - Firenze - riluce del bagliore punteggiato delle luminarie, le vetrine addobbate a festa e straboccanti di occasioni-regalo, le strade affollate di un’ umanità in frenetico movimento come se quello fosse l’ultimo giorno prima della fine del mondo.
Tra essa, due sagome anziane procedono lentamente, controcorrente, con quel senso di spaesamento tipico di chi non riesce a cogliere i segni del cambiamento di una società troppo frettolosa e distratta per rendersi conto di chi è costretto a viverla con difficoltà.
La stanchezza prende il sopravvento, e due palle di cemento bene assolvono alla funzione di una panchina da cui osservare l’inesorabile scorrere del tempo.

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14-11-2017 15:25 | |

Dietro lo scatto - Incontro ravvicinato

Varanasi_Old_City_26_bn_portfolio.jpg

Una fotografia di strada è quasi sempre la storia di un incontro che può lasciare un segno nell' esistenza di chi la fa e/o di chi la riceve.
Ed è proprio la storia di questo incontro, tra me e il ragazzino effigiato, di cui parla questa fotografia.
Mi aggiravo per i vicoli stretti e maleodoranti della old city a Varanasi osservando, attonito e affascinato, la vita che mi scorreva intorno, e non potevo non pensare a come questa gente fosse così ospitale verso lo straniero.
E mentre tu ti sforzi goffamente di abbozzare un "namaste" congiunendo le mani all'altezza del petto chinando il capo, loro ti salutano in tutte le lingue e si mettono in posa per farsi fotografare.
Questo giovanottino stava spensieratamente giocando a cricket con altri amici quando io e il gruppo di persone a cui mi accompagnavo abbiamo fatto irruzione nella loro vita con le nostre macchine fotografiche.
Non amo violentare le persone per fare una fotografia che non rispecchi la verità e la genuinità del momento quindi ho proseguito lentamente per la mia strada con la mente già proiettata verso quello che di li a poco mi sarebbe aspettato sul Manikarnika Ghat.
Sto per giungere alla fine di un vicolo ostruito da un enorme toro e sento dei passi dietro di me.
Il giovanottino mi seguiva con fare impacciato mentre i suoi amichetti erano ancora lì a fare i fotomodelli per i miei colleghi.
Non sò perchè lui era stato escluso da questo "gioco", ma nel suo volto leggevo chiaro il forte desiderio di essere anche egli oggetto di attenzione.
Questa cosa mi ha dilaniato il cuore fino alla commozione.
Non ho potuto fare a meno di stabilire con lui un contatto fisico, un abbraccio, un gesto universale per fargli capire che forse ero io a non essere degno della sua attenzione.
Mi ha chiesto da dove venivo.
Gli ho chiesto come si chiamasse e quanti anni avesse.
Poi ho assecondato il suo desiderio e mi sono preso una parte della sua anima unendola alla mia.

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