A Maronn v'accumpagn
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A Maronn v'accumpagn
L' icone di Papa Francesco orna l'ingresso a tosello storico de l' Africano, il soprannome con cui era noto il cantore Franco Tiano
La corte Califano
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La corte Califano
Il tosello della Corte Califano, nel centro storico cittadino
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L' apertura del Santuario
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L' apertura del Santuario
Fedeli assiepati alle cancellate del Santuario della Madonna delle Galline in attesa della sua apertura
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I tammorrari
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I tammorrari
I tammorrari si recano al Santuario della Madonna delle Galline per rendere omaggio alla Vergine prima di dare inizio a tre giorni di ininterrotte ballate in ogni angolo, corte e tosello della città
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Osanna alla Madonna delle Galline
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Osanna alla Madonna delle Galline
I fedeli accorrono a migliaia presso il Santuario della Madonna delle Galline - che apre solo in occasione delle ricorrenza - per venerare la Vergine
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Luce di fede e di speranza
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Luce di fede e di speranza
La Madonna attraversa gli stretti vicoli del centro storico cittadino scortata dai carabinieri e dai confratelli della congrega omonina
L'abbraccio con la Vergine
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L'abbraccio con la Vergine
Il popolo di Viale Trieste accoglie la Vergine in un caloroso e affollato abbraccio, tra una pioggia di coriandoli e i fuochi d'artificio
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Maronna mia miettc a man toia
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Maronna mia miettc a man toia
La Madonna del Galline giunge al tosello storico dell' Africano e viene accolta da un tripudio di fedeli, tammorrari e ballerini
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Le carciofare
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Le carciofare
Bracieri ardenti allestiti per strada per la cottura dei carciofi
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Il piccolo tammorraro
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Il piccolo tammorraro
La tammorra è presente in tutte le case dei paganesi e il suo uso viene insegnato e tramandato di generazione in generazione
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La tammurriata di Angelone "o bell o nient"
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La tammurriata di Angelone "o bell o nient"
Ballerini in costumi d'epoca della tradizione rurale del posto
Vibrazione e sentimento
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Vibrazione e sentimento
Le mani di Peppe a naccher percuotono forte la tammorra e, insieme alle castagnette, danno vita a un ritmo frenetico che sprigiona sensualità e senso di libertà
La corte Bifolco
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La corte Bifolco
La corte privata della signora Bifolco ogni anno ospita un tosello e una tammurriata. Il portone è sulla strada, aperto alla curiosità di chiunque
La pastiera
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La pastiera
Nella corte della signora Bifolco un pezzo di pastiera napoletana o un buon bicchiere di vino non si nega a nessuno
La tammurriata sensuale
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La tammurriata sensuale
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La tammurriata liberatoria
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La tammurriata liberatoria
La tammurriata in strada
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La tammurriata in strada
I ballerini si confondono con i passanti per le strade del centro storico
La donazione
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La donazione
La Madonna attraverso il quartiere Casa Marrazzo e giunge presso la corte Bifolco ove riceve in dono galline, uova e casatielli
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La tammurriata nera
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La tammurriata nera
Il silenzio della notte è infranto dal ritmo delle tammurriate che si sprigionano in ogni piazza e tosello della città
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La lunga notte delle tammorre
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La lunga notte delle tammorre
Il ritmo frenetico delle ballate mette a dura prova i tammorrari, e qualcuno può non resistere per tutta la notte

A Maronna de galline

Una delle tappe più importanti e significative del mio viaggio attraverso le feste e i riti religiosi della tradizione del sud Italia è sicuramente quella relativa alla festa della Madonna del Carmine di Pagani (SA), una delle più antiche feste religiose del vecchio continente, per me "a fest e tutt e fest" o, per usare le parole del mitico cantore pellegrino Vincenzo Romano, "a fest de furastier, il Natale, Pasqua e l' Epifania per il popolo paganese".
Risalente agli inizi del 1600 e annoverata tra i beni immateriali del patrimonio culturale d’Italia, è detta Maronn de gallin (Madonna delle Galline) perché la storia vuole che la sua icona lignea sia stata ritrovata da un gruppetto di gallinelle intente a raspare il terreno di un piccolo spiazzo ove oggi sorge il santuario edificato per il suo culto.
La festa, pur essendo un rito mariano, si accoda alla lunga programmazione dei variegati e suggestivi riti della Settimana Santa della Campania, e si celebra la domenica in albis, giorno che, secondo la leggenda, coincide con quello del rinvenimento della sacra immagine.
E’ un momento molto atteso e partecipato dall’intera comunità paganese che negli ultimi anni ha altresì valicato i confini internazionali grazie alla rapida diffusione tramite internet di immagini, video e contenuti ad esso correlati.
E’ la splendida fusione tra il sacro dei riti devozionali fatti di lunghi momenti di pregheria e processioni, e il profano delle rievocazioni di antiche tradizioni popolari come i fuochi d’artificio e le tammurriate, ballate popolari il cui ritmo forsennato e coinvolgente è scandito dal battito delle castagnette (o nacchere) e dalla percussione della tammorra, uno strumento artigianale originariamente ricavato dal telaio di un setaccio su cui viene stesa una pelle di capra e applicati tintinnanti coperchi dei barattoli delle conserve di cui oggi sono disponibili versioni professionali a beneficio del sempre più ampio parterre di musicisti, tra cui il già citato Vincenzo Romano.
Nel tardo pomeriggio del venerdì in albis centinaia di fedeli paganesi e tammurrari si assiepano dinanzi al santuario in fervida e festosa attesa dell’apertura delle sue porte affinchè la Vergine si conceda alla venerazione del suo popolo.
Nei giorni precedenti quartieri e masserie fervono dei preparativi per l’allestimento dei toselli, edicole votive finemente drappeggiate con lenzuola di raso colorate e merlettate che fungono da cornice al quadro della Madonna.
Gran parte di questi toselli assumono la denominazione dai soprannomi di noti personaggi della comunità paganese o dal nome del quartiere ove vengono allestiti.
Il più noto e caratteristico è il Tosello storico dell’ Africano, allestito nella Corte Califano del verace quartiere Lamia e oggi intitolato alla memoria di uno dei più grandi cantori della musica popolare campana, tammorraro e grande devoto della Madonna delle Galline, Franco Tiano, scomparso nel 2008, ironia della sorte, proprio nei giorni dedicati ai festeggiamenti della sua Madonna.
La struggente lode cantata che nei giorni della festa riecheggerà da un tosello all’altro della città, Maronn rè Gallin mia, oggi divenuta colonna sonora della festa, è frutto della sua bella voce e della sua fervida devozione.
Le tammurriate si sprigionano spontaneamente in ogni tosello, in ogni piazza, strada e cortile della città segnando l’inizio di questi tre giorni di festa e celebrazioni che perdureranno nottetempo e si concluderanno quando all’ alba del lunedì i tammorrari depositeranno le loro tammorre infuocate ai piedi della Madonna.
Tre giorni di canti a pieni polmoni e balli concitati, allo stesso tempo espressione di sensualità e liberazione, ma anche di grandi abbuffate dei piatti tipici della gastronomia tradizionale: il casatiello (una specie di torta salata con insaccati, formaggi e uova sode), i tagliolini al sugo (con i quali è tradizione sporcarsi la camicia) e i carciofi arrostiti.
Il suono di nacchere e tammorre si diffonde per tutta la città mentre il suo cielo si copre di una enorme nube di fumo propagata dalle centinaia di ardenti bracieri allestiti in ogni angolo di strada e nei portoni per cuocere le migliaia di carciofi che saranno consumati nei giorni della festa.
Secondo un antico adagio popolare si ritiene che “si e Pavan se n’avess carè si manten co fumm re carcioffol” (se Pagani dovesse cadere si reggerebbe sul fumo dei carciofi, ndr).
L’ estenuante e lunga processione della domenica mattina porterà la Madonna in una visita quasi porta-a-porta alla comunità paganese la quale, ovunque riunitasi in luculliani banchetti, l’ attende per fargli dono di galline (ma anche anatre, colombe e pavoni), uova, casatielli, e per esporre alla sua benedizione i bambini in tenera età.
Ha qualcosa di miracoloso la placida indifferenza alle vocianti invocazioni dei fedeli e ai botti con cui i volatili – appollaiati sul capo, le braccia e i piedi della sacra scultura – seguono la processione.
Il taglio essenzialmente documentaristico di questo reportage fotografico – che è sostanzialmente il filo conduttore di tutto il progetto relativo alle feste e i riti d’Italia - ha il mero scopo di illustrare il percorso temporale scandito dai momenti salienti della festa.
Un percorso fatto anche delle emozioni, della gioia, della fede, della grande ospitalità e dedizione di un popolo straordinariamente empatico e gioviale che da oltre quattro secoli perpetua e alimenta una tradizione ancora fortemente radicata in un territorio la cui vitalità è ormai da troppo tempo attanagliata nella morsa del malaffare e della disoccupazione, due motivi più che sufficienti a rinfocolare quei sentimenti di fede e devozione che spesso rappresentano l’unica ragione di speranza in un futuro migliore.
Ecco perché Franco Tiano cantava “mamm re gallin mia miettc a man toia”!!!


"A poesia d’ò tusellaro"
S’accummincia tanto tiempo prima:‘a notte, tante penziere te veneno int’ a capa;‘a priezza e sti suonnne te fa’ chiangnere:s’addà fa chesto, s’addà fa chest’ato;‘o pensiero macina sempe, te struia l’anima.
Addivente ‘nu chiuvo fisso,sulo a Maronna t’ ‘o pò fà schiuvà.
Pripare tutto chello ca pò servì e ghiurno pè ghiurno te vene int’ o pensiero tutto chello ca veramente vò a Maronna.
A gente curiosa s’affaccia int’o purtone mentre pruovo e ripruovo cu l’asema int’o core, penzanno a o’ mumento ca vene a Maronna.
Quando po' a dummeneca matina,chella campanella dà Chiesa sona a festa,ò core se renchie e lacrime e priezze;è arrivata a jurnata toia.
Mamma bella nosta d’à speranza,mentre scinne e scalinate d’à Casa Toia,tanta è a ggente ca t’aspetta pe te vedè,cu è palumme int’è capille nu pavone ‘nterra,quasi ca stu mistero succedesse à primma vota.
Tu aje purtato sempe sciato a tutte quante!
Appena sento è botte cchiù vicine,corro p’adderezza l’urdemo pisulo.
Int’à a nu mumento, o vico se regna è ggente;arriva a Maronna e a tammorra accumencia a sunà.
A Mamma bella mia è annanzo a sto Tusello.
So assai, assai felice, me scoppia o core;nun chiove, son lacrime ca bagnano ccà ‘nterra.
Tu, Madonna Santa dè Galline, ce guarde,te gire nata vota e, doce doce, te ne vai…
Dinto è core nuoste, ‘nfuse e lacrime sbafate,già s’affacciano e pensieri pè ll’at’anno.

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