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La Madonna Nera di Viggiano

Ai giorni nostri Viggiano, grazioso borgo rurale della Val d’Agri potentina, è noto ai più per le estrazioni petrolifere che ne hanno fatto un paese ricco, ben strutturato e dotato di ogni servizio per una popolazione che rimane comunque in gran parte dedita alla pastorizia e alla vita dei campi.
Patria dell’arpa, lo strumento di musici e cantori di canti popolari, è anche il centro del più importante culto mariano del sud Italia legato alla venerazione della Madonna Nera del Sacro Monte, Regina e Protettrice della Lucania.
Un culto leggendario nato a cavallo tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo in cui un gruppo di pastori di Gaggiano, comune limitrofo a quello viggianese, recatosi sulla vetta del monte per scoprire le origini di grandi vampate di fuoco, rinvenne una statua lignea di una madonna nera con in grembo il Bambin Gesù.
Portatala in paese per affidarla in custodia al clero, edificarono un santuario nell’esatto punto del suo rinvenimento.
La leggenda narra che la prima domenica del mese di maggio, a una settimana dalla fine dei lavori del santuario, la Madonna miracolosamente scomparve dalla Chiesa Madre del paese per riapparire nel sito sacro sul monte come a esprimere la volontà di voler ivi trascorrere una parte dell’anno.
Da quel dì, ogni prima domenica di maggio e di settembre si perpetua la tradizionale doppia traslazione del simulacro cui prendono parte devoti di tutta la Lucania e delle limitrofe regioni.
Benchè la modernità lo abbia reso più agevole e meno faticoso grazie alla realizzazione di percorsi asfaltati percorribili con mezzi di trasporto, il pellegrinaggio verso il Sacro Monte conserva intatti gli aspetti di quel cammino sacro che porta il devoto fuori dal profano per elevarlo verso un luogo dello spirito più alto.
Affrontandolo a piedi – talvolta scalzi – in una lunga e impegnativa processione di circa dodici chilometri (prima in salita, poi in discesa), il pellegrino/devoto offre alla Madonna il proprio sacrificio quale espiazione dei peccati e dono per le grazie ricevute o da richiedere.
La partecipazione è assai numerosa e prevedibilmente gioiosamente rumorosa.
Oltre al solito carrozzone del business commerciale – che oggi non ha quasi più nulla a che vedere con l’originaria offerta dei prodotti locali derivanti dalla fatica dell’uomo e dalla fertilità della terra – la festa è animata da suonatori di tamburo (la tammorra) che, confortati da una copiosa mescita di vino paesano, coinvolgono gli astanti in canti e balli della tradizione popolare lucana, mentre tutt’intorno la gente si organizza in ogni modo per affrontare la lunga notte della vigilia della traslazione.
A parte la maniacale cura e disciplina con cui il monsignore della Chiesa Madre organizza la manifestazione che lo rende di fatto l’assoluto protagonista, un ruolo importante è rivestito dai “portatori”, quei fedeli sui quali ricade l’onore e l’onere di trasportare in spalla la sacra icona durante la lunga processione.
E’ un ruolo che le numerose comunità di devoti intervenute si contendono con grande dedizione e talvolta anche con una eccessiva vivacità.
Dopo quelli viggianesi, sono i portatori di Gaggiano, i Caggianesi, a rivestire un ruolo importante durante le varie fasi della manifestazione.
Durante il cammino del ritorno è a loro che spetta il privilegio di ricevere sul sacro soglio la Madonna dai portatori viggianesi e trasportarla in spalla per i primi cento metri per poi restituirla ai medesimi e alternarsi quindi – lungo tutto il cammino – con gli altri gruppi che la reclameranno a mani levate al cielo.
Da quest’anno sarà proprio un bellissimo monumento dedicato ai portatori ad accogliere i pellegrini e i visitatori di Viggiano.
Giunta innanzi alla Chiesa Madre a metà giornata, la Madonna dominerà la vallata estendendo la sua protezione sulle migliaia di devoti che affronteranno una coda anche di molte ore pur di levare la propria mano verso di Lei.
Poco prima della mezzanotte il popolo dei fedeli restituisce la Madonna alla Chiesa Madre tornando così nella sua dimora cittadina, certamente più grande e ricca di quella del Monte, ma probabilmente anche più lontana da quelle forti emozioni e da quei radicati sentimenti popolari che ancora oggi, ogni anno, spingono a un faticoso ed estenuante pellegrinaggio migliaia di persone di tutte le età e di varie provenienze che, accompagnate da suonatori di zampogne, cornamuse e ciaramelle, levano al cielo il loro canto di amore alla Vergine bruna.

“So venuto da lunga via e Maria non mi pento.
O che dolore mi sento di lasciarti a te.”






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