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Joe Petrosino, vita e morte di un detective

Quando si sente parlare di Padula, piccolo borgo rurale sito nella Valle di Diano, a cavallo tra la Campania e la Basilicata (ma la sua provincia è Salerno), il collegamento più immediato (e forse l’unico) è quello con la Certosa di San Lorenzo, più comunemente nota come la Certosa di Padula.

In realtà l’imponente complesso monastico, patrimonio UNESCO, non è l’unica perla di questo ridente paesino.
Una di queste l’ho scoperta quasi per caso, camminando per le sue stradine e i suoi vicoli acciottolati ove ho notato la presenza di alcuni murales dedicati alla figura di Joe Petrosino.
Questo nome probabilmente non dirà nulla ai più, ma chi si è interessato per motivi di studio o di lavoro a uno dei mali più dannosi di cui è afflitto il nostro Bel Paese, la mafia, allora forse quel nome non sarà del tutto nuovo.
Joe Petrosino è stato il primo poliziotto italiano a far parte del prestigioso New York Police Department (NYPD) di cui ha scalato la gerarchia fino al rango di Ufficiale, cosa assai rara a quel tempo per un immigrato.
Nato a Padula nel 1860 da una famiglia di umili origini (il padre sarto, la madre contadina), emigrò in America quando ancora adolescente.
Sfuggito alla miseria della propria terra natia e giunto a New York, lavorò duramente per sconfiggere la fame, ma anche per scrollarsi di dosso i pregiudizi di fannulloni e criminali coi quali gli americani avevano etichettato gli italiani (non completamente a torto, come vedremo).
Elevò il proprio livello culturale e la conoscenza della lingua frequentando corsi serali mentre lavorava come netturbino alle dipendenze della municipalità della grande mela.
Si fece apprezzare per la sua grande serietà e onesta e, soprattutto, per il consistente apporto informativo che forniva alla polizia, impegnata a controllare e contrastare i fenomeni criminali maturati all’interno della numerosa comunità italiana.
Fu assunto nel corpo di Polizia come Agente semplice ma nel giro di poco tempo, grazie ai numerosi arresti effettuati, fu promosso prima Sergente e infine Tenente.
Da profondo conoscitore dei pregi e dei difetti dei suoi connazionali, individuò la presenza della mafia siciliana in territorio americano, la Mano Nera, un sodalizio criminale completamente sconosciuto al Dipartimento di Polizia, in gran parte composto da irlandesi.
La pericolosità e la forza della Mano Nera si basavano sul frequente ricorso alla violenza, anche la più efferata, da cui derivava il grande potere intimidatorio che esercitava sulla comunità italiana di Little Italy, che subiva in silenzio ogni forma di sopruso e taglieggiamento.
La grande intuizione di Joe Petrosino fu quella di costituire una task force composta da un numero ristretto di agenti di origini italiane unitamente ai quali, grazie al grande acume investigativo e all’abilità nel travestimento, si infiltrò tra le maglie del sodalizio fino a decapitarne i vertici e a costringere alla fuga in Italia di alcuni boss e sicari di origini siciliane.
Quella di Joe Petrosino alla mafia fu una lotta senza confine, al punto che agli inizi del 1909 fece segretamente ritorno in Italia collaborando con la Polizia nella lotta alla mafia in Sicilia.
Una maldestra soffiata agli organi di stampa rivelò la sua presenza sul territorio italiano così non riuscì a sfuggire al vile attentato che cosa nostra attuò la sera del 13 marzo di quell’anno uccidendolo a colpi di pistola in Piazza Marina a Palermo.

Ancora oggi, al civico 6 della via a lui intitolata, sorge la sua casa natale che è stata trasformata in museo e in cui è stata ricostruita la sua vita e la sua storia, dai natali, all’emigrazione, al suo lavoro e alla sua morte.

Se sarete fortunati come lo sono stato io, ad accogliervi sul posto troverete il pronipote Nino Melito il quale, con enfasi e sincero affetto, vi racconterà interessanti e curiosi aneddoti legati alla vita dell’illustre antenato.

La storia di Joe Petrosino è stata ripercorsa anche dal piccolo schermo con due fiction, una del 1972 (interpretata da Adolfo Cieli) e una del 2006 (interpretata da Beppe Fiorello), ed è attualmente in fase di produzione un film in cui i panni del celebre poliziotto saranno indossati da Leonardo Di Caprio.




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