I Gigli di Nola

E’ una delle quattro macchine a spalla dell’ ampio patrimonio italiano del folklore a sfondo religioso e, dal 2013, è stata inserita dall’ UNESCO tra i beni immateriali dell’umanità.
La Festa dei Gigli di Nola, vasto comune dell’hinterland napoletano, ha una tradizione plurisecolare che nel mese di giugno riesce a catalizzare l’ attenzione dei nolani i quali, riuniti nei quartieri delle otto corporazioni delle arti e dei mestieri, si dedicano alla costruzione dei Gigli e a vivaci momenti conviviali - le tavuliate - allietati da esibizioni cabarettistiche e canore di musica e canzoni del repertorio popolare.
Una volta conosciuta la festa, un nolano lo si riconosce tra milioni di persone.
Quella del cullatore – il portatore del giglio – è una tradizione che fa parte del bagaglio ereditario di ogni famiglia nolana.
Portare in spalla a ritmo cadenzato e per oltre 24h una torre di legno alta circa 25 metri, addobbata con motivi religiosi in cartapesta e con una base di circa tre metri quadrati che funge da palcoscenico per una band di musici e cantori, richiede forza e fatica, una fatica che, perpetuata nel tempo, lascia il segno.
Sulla spalla si viene infatti a formare una gobba con una o più protuberanze che segnerà a vita il fisico di un cullatore.
Gli anziani la portano con rassegnazione mentre i giovani la ostentano con orgoglio.
La festa attuale, che si celebra il 22 giugno (o, se infrasettimanale, la domenica successiva), trae origine dalla storia del suo Santo Patrono, San Paolino, vescovo di Nola che agli inizi del 400 donò se stesso e i suoi averi ai barbari di Alarico I in cambio della liberazione dei suoi concittadini.
Reso poi anch’ egli libero, fece ritorno a Nola via mare e fu accolto dal popolo che gli portò in dono dei gigli e lo scortò in città ostentando gli stendardi delle corporazioni delle arti e dei mestieri.
Un gesto di coraggio e altruismo che ha contagiato intere generazioni di nolani che anno dopo anno esprimono e rafforzano il proprio sentimento di fede e devozione a San Paolino.
Nella mattinata del giorno di festa il busto aureo del Santo lascia le mura dello splendido Duomo neorinascimentale per fendere la marea di devoti riunitisi nella piazza antistante sin dalle prime luci dell’alba.
Quivi si radunano anche gli otto gigli e la barca (simbolo del ritorno del Santo in patria) relativi alle altrettante attuali corporazioni - Ortolano, Sarto, Bettoliere, Salumiere, Panettiere, Beccaio, Fabbro e Calzolaio – che dopo aver reso omaggio al Santo danno inizio a una processione che percorrerà tutte le vie del centro storico e si protrarrà fino all’alba del giorno dopo.
In questo frangente, le paranze di cullatori - gruppi composti da circa 250-300 persone di ogni età - si sfideranno a colpi di spettacolari ballate e ardite prove di forza incitate dai propri sostenitori con canti e ovazioni.
La Festa dei Gigli di Nola una tra le più spettacolari rievocazioni storiche e feste religiose del vasto patrimonio del sud Italia che vanta addirittura proiezioni a livello internazionale, in particolar modo nelle Americhe (Buenos Aires e New York) ove viene organizzata dalle comunità di emigranti di origine campane che ivi hanno stanziato anche le proprie radici culturali e religiose, oltre la propria vita sociale e lavorativa.

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