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I fuienti della Madonna dell'Arco

Il culto della Madonna dell’Arco nasce verso la metà del 1450 ad Arco, un’amena località posta ai piedi del Vesuvio, l’attuale Sant’Anastasia, in provincia di Napoli.
Su un muro di confine all’incrocio della vecchia Via Sommese la mano devota di un artista ignoto affrescò l’immagine di Maria con in braccio il Bambino Gesù.
Un primo elemento che determinò la trasformazione di quella che era una devozione locale in un vero e proprio culto diffuso si verificò nel secondo giorno di resurrezione (quella che oggi viene chiamata Pasquetta), durante una partita di palla a maglio a stravare (una sorta di antenato dell’attuale golf).
Alla fine dell’incontro, uno tra i giovani della squadra perdente scaricò la sua rabbia lanciando una pietra all’indirizzo del dipinto andando a colpire una guancia della Madonna che comincio a sanguinare copiosamente.
Gli astanti gridarono al miracolo e il giovane, accusato di blasfemia, fu condannato a morte mediante impiccagione a un tiglio che, reo di aver sostenuto il cappio, si seccò.
All’indomani dell’evento attorno alla sacra icona fu edificata una cappella che fu affidata in custodia a un eremita.
A distanza di un secolo vi fu un secondo episodio che rafforzò – semmai ce ne fosse bisogno – il culto della Madonna dell’Arco.
Durante le festività pasquali del 1589 una donna accompagnò il marito gravemente malato presso la Madonna dell’Arco al fine di offrirle un ex-voto.
Nel trambusto della folla di fedeli la donna smarrì un porcellino che si era portata al seguito e, in preda a un attacco d’ira, strappò dalle mani del consorte l’ex-voto e lo calpestò imprecando veementemente contro la Madonna.
A seguito di ciò la donna si ammalò gravemente ai piedi che gli si troncarono di netto proprio nella notte tra la Pasqua e la Pasquetta dell’anno successivo.
Datosi che il culto assumeva di anno in anno proporzioni sempre maggiori, nel 1621 attorno all’edicola votiva fu edificato un enorme santuario che fu affidato – e lo è tuttora - ai Padri Domenicani Osservanti della Professione di Santa Caterina.
Ai giorni nostri il culto della Mamma dell’Arco – così viene definita dai devoti – ha assunto le proporzioni di un esodo biblico e riguarda migliaia di fedeli di tutte le province della Campania, Napoli e Caserta in particolare.
Questi, riuniti in gran parte in Associazioni, vengono definiti fujenti a causa del loro incedere veloce, quasi di corsa, durante il loro cammino di speranza verso il Santuario della Madonna.
Sono abbigliati con un abito bianco, simbolo di purezza, legato in vita da una fascia rossa e una tracolla azzurra con l’effige della Vergine.
Sin dalle primissime ore del Lunedì in Albis, uomini, donne e bambini intraprendono un cammino a piedi – taluni addirittura scalzi – che può essere lungo anche decine di chilometri ed è scandito da brevi soste in cui vengono eseguite le funzioni, una sequenza teatrante e coreografica durante la quale lo stendardo della Madonna - simbolo dell'Associazione - viene ondeggiato fino a sfiorare i devoti raccolti in preghiera col capo chino.
Giunti all’agognata meta, i vari gruppi stazionano anche per diverse ore dinanzi alla porta del santuario prima di poter rendere omaggio alla Mamma Celeste.
Il varco dell’ingresso avviene in ginocchio, in alcuni casi procedendo strisciano in posizione prona, fino ad arrivare dinanzi all’altare e qui rivolgere alla Madonna le proprie invocazioni di fede e di buon auspicio.
Non di rado capita di che l’eccessivo trasporto emotivo e spirituale, unito alla stanchezza per le lunghe ore insonni, sia causa di malori e violente convulsioni, fenomeni efficacemente fronteggiati da qualificato personale sanitario all’interno di una sorta di ospedale da campo allestito nell’ampio cortile del santuario.
Come spesso accade, al sacro dei momenti di preghiera si unisce il profano dei balli al ritmo forsennato e coinvolgente delle tammorre e delle castagnette che si protrarranno fino all’alba del giorno seguente, quando anche l’ultimo dei devoti ha salutato a Mamm e l’Arc!!!

Chi è devot e sta Mamm e l’Arc
Sorè tenitece a fed
Chill è nu bellu nomm
Sorè a Maronn!!!

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