I Cornuti di Ruviano

Ruviano, piccolissimo borgo rurale della provincia di Caserta, poco più di 1500 abitanti di cui solo un centinaio popolano il curatissimo centro storico alla cui porta di accesso svetta maestosa la Torre dell’Orologio.
La vita vi scorre lenta e tranquilla per tutto l’anno, ad eccezione dell’ 11 novembre, giorno in cui la Chiesa onora San Martino, il Santo protettore di soldati e viaggiatori…e dei cornuti!!!
Da almeno quarant’anni, ma i decani dell’ Associazione Cornuti Ruvianesi affermano che risale a molto prima, Ruviano è la patria ufficiale di coloro che, vittime di condotte fedifraghe di mogli o mariti, hanno il capo metaforicamente adornato da aculei ramificati.
La credenza popolare, suffragata da testimonianze oculari e documentali, colloca l’inizio di questa usanza nel periodo degli anni settanta del secolo scorso, quando un gruppo di baldanzosi giovanotti, a conclusione di una cena in cui avevamo consumato abbondanti dosi dell’ottimo e pregiato vino locale, se ne vanno bighellonando per il paese portando in processone trofei di corna ramificate attribuendosi l’ un l’ altro la colpa di essere vittima di tradimento amoroso.
Da quel dì, ogni anno, nell’ undicesimo giorno del mese dei morti Ruviano diventa il centro di una sorta di summit internazionale di cornuti.
Accolti dai Gran Maestri, capitanati dal presidente e da quel Grandissimo Cornuto del Sindaco, portatore delle corna tricolori, in paese giungono decine di Cornuti già ufficialmente dichiarati e certificati, e altrettanti aspiranti cornuti che si sottoporranno a un solenne rito di iniziazione prima di poter entrare a far parte del goliardico sodalizio.
Al calar del sole, la cerimonia dell’alzabandiera da inizio alla processione che, partendo dalla Torre dell’Orologio, attraverserà il centro storico scandita da momenti di goliardia con il canto dell’Inno ufficiale, e momenti di commemorazione in onore del primo cornuto rojanese ufficialmente riconosciuto (primo presidente dell’associazione il cui incarico si è tramandato in ambito familiare fino ai giorni nostri).
Il culmine della festa è il rito dell’incendio del Cornutotem che si svolge a ridosso delle mura cittadine, il momento in cui i Cornuti lavano col fuoco purificatore l’ onta del loro essere uomini traditi.
L’ immancabile spettacolo pirotecnico e la presenza di banchi per la degustazione di prodotti eno-gastronomici di produzione locale suggellano un evento che oggi, nell’ Anno Domini 2017, ha raggiunto la 40^ edizione e che ha ben solide le basi per le future edizioni.
Perché, usando una riflessione del primo cittadino ruvianese, le corna sono come la varicella, prima o poi si prendono.


(tratto dall' inno ufficiale dell' Associazione Cornuti Ruvianesi)

“Quann ven San Martin nuje facimm stu casin,
de Curnut Iss è o Patron,
gloria, onor e devozion”

loading