I battenti di Verbicaro

E’ uno dei riti più antichi e cruenti della tradizione della settimana santa del sud dell'Italia.
Pur essendo associato ai riti solenni e religiosi della Settimana Santa, quello dei Battenti di Verbicaro trae origini da questioni legate alla storia sociale e politica del piccolo borgo rurale arroccato alle pendici del Pollino.
La loro prima apparizione risale al primo decennio del 900 quando la comunità verbicarese fu colpita da una grave epidemia della quale furono ritenute responsabili le autorità cittadine.
I moti di ribellione che ne scaturirono furono sedati con la forza dal regio esercito e causarono decine di morti tra la popolazione.
L'autoflagellazione divenne quindi una forma di protesta pacifica attuata da gruppi di persone che durante il periodo pasquale correvano all’impazzata per le vie cittadine percuotendosi a sangue.
Pur tra le resistenze della Chiesa, tale rituale è arrivato ai giorni nostri anche se con diversa ispirazione rispetto al passato.
Il rito si svolge al culmine della Settimana Santa verbicarese, esattamente nelle due ore precedenti la tradizionale processione della via crucis.
Subito dopo la SS. Messa in coena domini celebrata presso la Chiesa Madre dedicata alla Madonna delle Grazie i battenti, suddivisi in due o più gruppi, si riuniscono presso un catuvo per cenare insieme e prepararsi al rito indossando succinti indumenti di un colore rosso acceso.
Prima di intraprendere il percorso vengono eseguiti alcuni esercizi fisici atti ad accelerare la circolazione del sangue.
La battitura avviene a mezzo del cardillo, un pezzo di sughero sagomato a forma conica sulla cui superficie più ampia sono conficcati acuminati frammenti di vetro termosaldati con la cera.
Anziani ex battenti aiutano i prescelti spruzzando vino sulle loro cosce indicandogli il punto più adatto alla flagellazione.
Allo scoccare della ventitreesima ora del Giovedì Santo i battenti lasciano il catuvo e cominciano la loro corsa a piedi scalzi lungo quello che sarà il percorso della via crucis.
Lo percorreranno per tre volte soffermandosi sul sagrato della Chiesa Madre e della Chiesa di San Giuseppe che inonderanno col loro sangue in segno di rispetto e devozione.
Sono momenti di una intensità e crudezza unica.
Attimi in cui nello sguardo di questi giovani battenti si legge chiaramente la fierezza di appartenere a quel popolo e la profonda devozione verso la Madonna e San Giuseppe.
In Largo Maddalena si soffermano per lasciare l’impronta della loro mano insanguinata sulla parte del muro ove è presente un murales raffigurante la Vergine.
Il rito si conclude, per chi non si arrende prima poiché colto da malore, presso una fonte ove l’acqua fresca e pura di sorgente si fonde col sangue dei battenti.

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