Dietro lo scatto - Incontro ravvicinato

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Una fotografia di strada è quasi sempre la storia di un incontro che può lasciare un segno nell' esistenza di chi la fa e/o di chi la riceve.
Ed è proprio la storia di questo incontro, tra me e il ragazzino effigiato, di cui parla questa fotografia.
Mi aggiravo per i vicoli stretti e maleodoranti della old city a Varanasi osservando, attonito e affascinato, la vita che mi scorreva intorno, e non potevo non pensare a come questa gente fosse così ospitale verso lo straniero.
E mentre tu ti sforzi goffamente di abbozzare un "namaste" congiunendo le mani all'altezza del petto chinando il capo, loro ti salutano in tutte le lingue e si mettono in posa per farsi fotografare.
Questo giovanottino stava spensieratamente giocando a cricket con altri amici quando io e il gruppo di persone a cui mi accompagnavo abbiamo fatto irruzione nella loro vita con le nostre macchine fotografiche.
Non amo violentare le persone per fare una fotografia che non rispecchi la verità e la genuinità del momento quindi ho proseguito lentamente per la mia strada con la mente già proiettata verso quello che di li a poco mi sarebbe aspettato sul Manikarnika Ghat.
Sto per giungere alla fine di un vicolo ostruito da un enorme toro e sento dei passi dietro di me.
Il giovanottino mi seguiva con fare impacciato mentre i suoi amichetti erano ancora lì a fare i fotomodelli per i miei colleghi.
Non sò perchè lui era stato escluso da questo "gioco", ma nel suo volto leggevo chiaro il forte desiderio di essere anche egli oggetto di attenzione.
Questa cosa mi ha dilaniato il cuore fino alla commozione.
Non ho potuto fare a meno di stabilire con lui un contatto fisico, un abbraccio, un gesto universale per fargli capire che forse ero io a non essere degno della sua attenzione.
Mi ha chiesto da dove venivo.
Gli ho chiesto come si chiamasse e quanti anni avesse.
Poi ho assecondato il suo desiderio e mi sono preso una parte della sua anima unendola alla mia.

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