Dietro lo scatto - In memoria

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Ogni anno, il primo lunedì di maggio, al cimitero americano in provincia di Firenze si svolge il Memorial Day, una cerimonia molto intima (grazie - o a causa - della scarsa partecipazione di pubblico) in cui viene commemorato il sacrificio di migliaia di soldati americani caduti sul suolo toscano alla fine della seconda guerra mondiale, quando le truppe alleate anglo-americane sbarcarono in Italia per liberla dalla follia nazi-fascista.
Sono stato educato al culto dei più alti valori della Patria di cui i militari sono la massima espressione quindi cerco di non mancare mai a questo appuntamento.
Lo faccio con convinta partecipazione e nel massimo rispetto della sacralità del momento, restando defilato pur seguendo tutte le varie fasi della cerimonia.
Giovanissimi militari, che probabilmente degli orrori della guerra hanno letto solo sui libri, sono schierati immobili e impettiti nelle loro impeccabili uniformi.
Anziani veterani provenienti da varie parti del mondo si abbracciano e si commuovono per avere avuto ancora un’ altra occasione d' incontro.
Le corone sono state deposte, i discorsi sono stati proclamati, gli inni sono stati suonati, e il clima si fa più disteso e meno formale.
Un giovane soldato si allontana lentamente dal gruppo per immergersi nell’ immenso e curato prato punteggiato di croci.
Non è alla ricerca di qualcuno in particolare, ma con la mano sfiora come fosse una carezza tutte le croci, linde e allineante come soldati implotonati.
L’espressione assorta e lo sguardo rivolto verso il futuro, in un momento in cui passato e presente si fondono nella consapevolezza che - da allora - nulla è cambiato.

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